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23-10-2020

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Cosa ha portato la liberalizzazione

Mercato Mercato Mercato... libero? I benefici attesi e effettivi della liberalizzazione



Gas e elettricità: meglio un mercato o un monopolio di stato?

Nel settore, tra colleghi, si dice: “non so se la privatizzazione ha portato benefici, ma di certo Bersani ha dato lavoro a molta gente”.

Si fa qui riferimento al Decreto Bersani che ha di fatto dato il via alla liberalizzazione del settore energetico in Italia. Cosa penso io dopo una decina di anni nel settore?

I costi e il libero mercato

Di fatto i costi dell’energia sono aumentati o si sono contratti anche in relazione all’introduzione della concorrenza, ma più che altro seguendo variabili esogene: il prezzo delle materie prime (gas e petrolio in primis), le stagioni politiche e il desiderio politico di pilotare le tariffe e le accise del settore, il prezzo alla produzione che in gran parte deriva dal gioco domanda offerta che espande la prima nei periodi di crescita  economica e la comprime in recessione e che lega la seconda invece a tematiche strategiche e politiche (vedi la produzione nucleare e l’interconnessione con il resto d’Europa).

Forse nel cuore dell’autorità che regola il mercato (l’ARERA) c’è o c’era la speranza che la creazione del mercato generasse un risparmio per i cittadini andando a scardinare vecchi elefantiaci conglomerati economici. Che questi avrebbero perso la lotta per la sopravvivenza contro nuove ed efficienti aziende che si sarebbero guadagnate clienti a discapito dei vecchi monopolisti attraendoli con costi più bassi.

Purtroppo, una riduzione c'è stata ma meno apprezzabile che in altri settori ed è successo anche e soprattutto per una caratteristica intrinseca del settore stesso: economie di scala crescenti garantiscono costi agli ex monopolisti molto molto più bassi rispetto alle aziende che si affacciano sul mercato. Combattere sui prezzi è una cosa che gli imprenditori non fanno volentieri; se poi dall’altra parte c’è chi strutturalmente, nonostante le inefficienze, spende meno per produrre il servizio allora questa è una strada poco percorribile…

Avere un’offerta stracciata non sembra poi essere l’uovo di Colombo per far muovere molti clienti verso la propria azienda se pensiamo che circa l’80% - 85% dei consumatori non ha cambiato gestore (ignorando nei fatti le offerte che comunque sono presenti sul mercato di energia a buon prezzo).

Inoltre, il margine netto del settore di circa il 5-7% sul fatturato sul quale si potrebbe andare a basare la riduzione del prezzo è comunque ormai non molto alto e comunque minacciato da un rischio credito molto congiunturale e presente (le bollette spesso, c’è chi non le paga).

La natura del settore (i margini, le economie di scala, il rischio credito) e la propensione dei clienti a non considerare il gas e l’energia come un qualsiasi bene / servizio libero per il quale si può facilmente cambiare fornitore spiega come mai non si è vista una forte riduzione di prezzi (la concorrenza ha fatto bene ma non stravolto i costi).

I servizi

Se i costi sono scesi soprattutto (se non solo) per chi ha voglia di informarsi e non ha paura dei cambiamenti sicuramente abbiamo guadagnato servizi migliori, oggi ci sono società nel settore (e a dire il vero di eccellenze se ne vedono sia tra i privati che tra gli operatori a capitale pubblico) che si rincorrono nel cercare di offrire “cose nuove”. Avere la possibilità di fare tutte le pratiche via Telegram o mandare un’autolettura tramite una foto dallo smartphone sono servizi che legittimamente possono non interessare a molti ma che sicuramente denotano che le società energetiche vogliono fare meglio, con più canali, a costi più bassi e con servizi sempre più al passo con i tempi. Credo che se non fosse arrivato il libero mercato le società non avrebbero mai avuto l’incentivo giusto a migliorare la loro burocrazia.

L’occupazione

Il mercato libero soprattutto ha attratto investimenti, capitali, professionalità e creato lavoro: per ogni delibera dell’autorità eserciti di consulenti informatici guadagnano fiumi di soldi per aggiornare i sistemi informativi delle società energetiche; per ogni campagna di pubblicità lavorano grafici, pubblicitari, esperti di marketing, sedicenti guru e più umili operatori creando di fatto un tessuto di professionalità che non si limitano alla fascia più umile delle figure da dipendenti, Milano è ormai il centro energetico italiano arricchendo sempre più di sedi di multinazionali il proprio elenco di gradi società ospitate su territorio meneghino; sciami di venditori bussano alle porte dei clienti; le aziende si dotano di esperti, si cingono in consorzi; le associazioni dei consumatori hanno altri lupi da combattere e agnelli da salvare; poliziotti e finanzieri hanno controlli da fare, multe da comminare; gli avvocati hanno società da difendere.

La privatizzazione del rischio credito

Ultimo lato positivo della privatizzazione, nascosto a molti, ma nei fatti non del tutto accantonabile è la privatizzazione dei rischi di insoluto. Le società energetiche di fatto si fanno carico dei costi di produzione dell’energia, pagano il mantenimento delle reti di gas ed elettricità e sono sostituti d’imposta per tutti i balzelli che lo stato ha inserito in bolletta: di fatto pagano e, poi… incassano. Ma se il cliente non paga loro… beh in teoria staccano gas ed elettricità ma non tutte, non subito, e non per tutti gli importi… comunque per quanto efficienti un pezzo delle bollette insolute viene di fatto ammortizzato dall’azienda stessa. Se questa azienda è straniera o privata di fatto sono i proprietari della stessa che si fanno carico degli insoluti che non riescono a recuperare e non il comune o il Ministero dell’Economia. Tra l'altro quanto le realtà comunali fossero ferree (per incapacità o scelta politica) nel recuperare i crediti è tutto da dimostrare.

Forse le cose cambieranno, le associazioni industriali di categoria spesso fanno pressioni su ARERA per collettivizzare questi costi… ma se il complesso degli operatori fa pressione perché il rischio di non veder pagate le proprie bollette sia in qualche modo collettivizzato a mio parere dimostra ancor più che questa tematica è diventata (lo era sicuramente durante la crisi) abbastanza grande da farsi sentire (quantificare il “danno” e difficile ma possiamo immaginare che negli anni della crisi ogni società con almeno un milione di clienti abbia dovuto accantonare almeno un paio di centinaia di milioni di euro).

Questi sono soldi transitati dagli imprenditori, banche e fondi ai clienti più furbi (speriamo semplicemente meno abbienti) senza far diventare ancora più rossi i conti di molti comuni.


#mercato-libero#arera
2019-03-18




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Andrea Grimaldi

Head Of Customer Care