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La scelta nucleare in Italia

Pro e contro della produzione di enengia da fonte nucleare: i rischi teorici e benefici a confronto



In questo breve articolo vorrei presentare dei dati a sostegno di conclusioni di buon senso.

Sicurezza

Si dice ormai che le centrali nucleari di ultima generazione siano sicure.

I dati fino ad oggi ci presentano queste evidenze: sono stati costruiti fino ad oggi al mondo 615 centrali elettriche nucleari, 166 di queste sono oggi spente, 499 sono oggi in funzione.

Dal 1954 (anno della messa in funzione del primo reattore) ad oggi (67 anni) sono stati resi noti 16 incidenti nucleari che hanno causato morti accertate. L’agenzia ONU per l’energia nucleare AIEA definisce 7 livelli di incidente che abbracciano tutto il ciclo di gestione di materiali radioattivi (dal reattore, al combustibile, alla gestione delle scorie). Gli incidenti vengono categorizzati tramite una scala a 7 livelli (scala INES): dal 4° livello in su gli incidenti implicano almeno una morte accertata.

Siamo a conoscenza di 39 eventi / problemi / anomalie comunicati ad AIEA, 16 di questi sono incidenti che hanno causato almeno una vittima (https://en.wikipedia.org/wiki/International_Nuclear_Event_Scale). L’incidente più grave si stima abbia causato circa 985'000 morti.

 

Riassumendo i dati riportati da AIEA:

1.       39 eventi / anomalie (incendi, problemi ad impianti di raffreddamento…) su 615 centrali: 3.7%

2.       16 incidenti su 615 centrali costruite: 2.6% rischio di incidenti

3.       1 incidente (Chernobyl) ha causato circa 985'000 morti: 0.16%

Inutile sottolineare che i dati riportati ad AIEA è facile contino per difetto reali problemi verificatisi e che il calcolo dei morti rimane molto controverso: basti pensare che se per il disastro di Chernobyl a 35 anni di distanza e dopo la dissoluzione dello Stato il cui governo gestiva la centrale (URSS) si è arrivato a definire in quasi 1 mil il numero di vittime dell’incidente; mentre per il disastro di Fukushima che AIEA definisce della stessa entità (livello 7 della scala INES) il governo japponese riconosce 1 morto accertato.

Attenendosi comunque ai dati disponibili il settore ha quindi dimostrato fino ad oggi un rischio non così basso di creare un numero incalcolabile di vittime. Se considerassimo solo gli incidenti di 7° livello, abbiamo 3 possibilità su mille di avere incidenti con decine di migliaia di morti, una possibilità su 330. Per coprire circa la metà del fabbisogno nazionale servirebbero circa 3 centrali di grandi dimensioni (immaginiamo 3 centrali da 5 reattori che erogano ognuno 1GW ogni ora). Dal punto di vista probabilistico vorrebbe dire avere 1 possibilità su 110 di avere un incidente catastrofico.

Che le nuove tecnologie siano molto più sicure non può che essere un atto di fede verso il futuro, è invece certo che quelle impiegate fino ad oggi hanno creato problemi, in alcuni casi disastri incalcolabili.

 

Benefici

Militari

Oggettivamente la tecnologia utile per la costruzione di centrali elettriche nucleari trova indubbie applicazioni in ambito militare, non solo nella costruzione di ordigni, ma anche per altri meno vistosi, ma non meno importanti, scopi militari: avere la tecnologia per costruire piccole centrali nucleari capaci di diventare il cuore energetico di sommergibili, navi, portaerei riduce le necessità logistiche di questi mezzi risolvendo del tutto la necessità di queste unità di essere rifornite. Le maggiori flotte militari dichiarano infatti che l’unico limite di durata delle missioni delle loro unità navali nucleari è dato dalla capacità di stoccare a bordo il cibo per i marinai. In altre parole, un sommergibile dotato di un motore nucleare può rimanere immerso in missione davanti alle coste nemiche fino a quando non finiscono le patate per i marinai.

Possiamo essere più o meno sensibili al tema strategico militare, ma che lo sviluppo dell’energia nucleare abbia una relazione chiara con esigenze militari di ogni paese è evidente. Sarebbe sbagliato non considerare il vantaggio strategico di una nazione che ha le capacità militari di cui sopra. Altra cosa è valutare che per l’Italia, per ragioni etiche, strategiche ed imposizioni estere, sia opportuno o meno avere strumenti militari nucleari.

Per il nostro Paese non si ravvisano possibilità o necessità militari stringenti: strategicamente l’Italia è inserita nel sistema militare USA, al nostro Paese non è data indipendenza strategica (ammesso che la volessimo davvero) e a stento l’Italia cerca di darsi l’ambizione di monitorare i propri interessi nei vicini mari (nel mediterraneo in primis) le cui grandezze non giustificano impieghi di unità nucleari; se proprio volessimo avere unità navali nucleari potremmo acquistarle da Francia, UK o USA. D’altro canto, l’articolo 51 del trattato di Parigi del 1947 vieta all’Italia di possedere, sviluppare, acquistare armi atomiche. Sul piano militare i benefici risultano molto risicati.

Di indipendenza

Data la lista dei paesi che estraggono ed esportano uranio, pensare che la costruzione di centrali nucleari emancipi il Paese da rapporti di sudditanza energetica è errato, anzi la lista di Paesi estrattori di uranio è meno folta di quella di paesi produttori di gas o petrolio. 

l’introduzione della produzione di energia da fonti nucleari in Italia può al massimo distribuire il rischio di improvvise variazioni di prezzo delle fonti energetiche distribuendo lo stesso su più fonti diverse (uranio, gas, petrolio e non solo gas e petrolio). Anche se l’andamento del prezzo dell’uranio è tutt’altro che stabile.

Economici

Stimare i costi relativi all’introduzione del nucleare credo sia molto difficile. Forse però possiamo aggirare il problema: il costo dell’energia elettrica da gennaio 2019 ad oggi (prendiamo in considerazione il costo all’ingrosso dell’energia elettrica cioè il valore del PUN monorario mensile) si è mediamente attestato a 62.9€ al MWh, una famiglia italiana media consuma circa 2 MWh all’anno, il costo per una famiglia media, in media dunque è di 126€ l’anno (è ormai chiaro che nelle bollette troviamo imposte e molti altri costi che non hanno nulla a che fare con l’energia in senso stretto).

In altre parole, una famiglia media spende 10€ al mese in energia elettrica: ammettiamo che da domani l’energia elettrica in Italia fosse al 100% prodotta da centrali nucleari e, non riuscendo a stimare esattamente il possibile vantaggio economico, ammettiamo che questo porti ad una riduzione del 100% del costo… cioè anche se la produzione da fonte nucleare garantisse energia gratuita per tutti questo si tradurrebbe per ogni famiglia italiana nel risparmio di 10€ al mese accollandosi il 2% di rischio di avere sul territorio nazionale una catastrofe che possa portare a centinaia di migliaia di morti.

Questo per le famiglie, per le persone, per i cittadini che sarebbero chiamati a votare per un possibile altro referendum.

Per le imprese sarebbe drasticamente diverso il calcolo? Sostanzialmente no.

Ecologici

L’utilizzo della tecnologia nucleare non impiegando fonti fossili nella produzione contribuisce alla decarbonizzazione della produzione energetica introducendo il problema dello smaltimento delle scorie radioattive. Ad oggi esistono solo luoghi di stoccaggio di materiale radioattivo ma non un processo di smaltimento. Il problema dei rifiuti radioattivi rimane comunque sul tavolo (seppur di minore entità) nonostante la presenza di centrali nucleari: trattamenti medici ed industriali producono già oggi in Italia dei rifiuti radioattivi che il paese deve trovare il modo di gestire.

Valutazione

1.       Rischio oggettivo di un disastro incalcolabile

2.       Dubbie necessità militari

3.       Dubbi benefici sulla piena indipendenza energetica nazionale

4.       Dubbi benefici economici

5.       Benefici ecologici: benefici nel processo di decarbonizzazione economica

Quindi perché?

Per avere qualcosa di cui lamentarsi quando si alza il costo delle bollette additando come responsabili “quelli che dicono sempre no”?

Rischiosa o meno, economica o meno, se non se ne potesse fare a meno dovremmo adottare la produzione da fonti radioattive di energia.

Alternative

Un’alternativa c’è, oggi l’Italia non ha centrali nucleari, eppure esiste come pase industriale. Il punto è se i difetti dell’equilibrio energetico del nostro paese (dipendenza dall’estero, produzione di CO2 nei processi di produzione energetica, rischio di variazioni improvvise dei costi di approvvigionamento) possono essere sanati e se la strada migliore sia la produzione nucleare o altro.

Nel 2020 a livello mondiale la produzione energetica da fonti rinnovabili supera quella da fonti nucleari.

Il punto allora sta nella scalabilità e nell’affidabilità delle nuove fonti energetiche.

Scalabilità

Prendendo in considerazione il grafico sottostante (evoluzione del consumo energetico per fonte negli ultimi 20 anni) si riesce ad apprezzare una buona capacità di crescita delle fonti rinnovabili alternative.

Affidabilità

In tema di affidabilità della produzione da fonti rinnovabili alternative credo che si stia guardando il problema dal punto di vista sbagliato. È come se davanti ad un torrente carsico (di quei fiumiciattoli cioè che alle volte si vedono secchi alle volte in piena e magari rimangono asciutti per mesi) concludessimo che non ci resta che morire di sete facendo finta di non vedere che 80km più a valle c’è un fiume.

Fonti energetiche costanti esistono:

1.       Moto delle maree

2.       Geotermia: l’Italia è l’unico grande paese europeo con un numero considerevole di vulcani attivi

3.       Eolico d’alta quota: il flusso del vento è costante ad alta quota e ci sono progetti interessanti anche a guida italiana nel settore (http://kitegen.com/ , https://www.x.company/)

4.      

Il costo e lo sviluppo di queste tecnologie verranno determinati dai progressi della ricerca.

Da uno studio Legambiente del 2008:

“Dalla metà degli anni ’70 ad oggi, secondo i dati forniti dalla IEA, i paesi industrializzati hanno garantito agli studi sulla fissione e sulla fusione il 48 per cento delle spese pubbliche destinate alla ricerca nel settore energia. Alle rinnovabili, nello stesso arco di tempo, è andato solo il 9 per cento. Proprio l’Italia rappresenta uno dei casi più eclatanti. In un paese che nel 1987 ha detto no alle centrali con un referendum popolare, il nucleare continua ad essere la fonte che nel 2006 ha assorbito più finanziamenti nel campo della ricerca sbarrando la strada alle rinnovabili e all’efficienza energetica. Il nucleare ha continuato a rappresentare non una ma la principale voce di spesa nel campo della ricerca italiana in campo energetico, riuscendo ad assorbire negli ultimi 15 anni il 53 per cento dei fondi, contro il 10 per cento per le rinnovabili. Secondo lo IEA in Italia nel 2006 il 24,8% delle risorse per la ricerca è andato al nucleare a fronte del 13% per le rinnovabili.”

Conclusioni

In ultima analisi tirando le somme di questo articolo, l’energia nucleare non risolve buona parte dei problemi del nostro paese, non è strategica dal punto di vista militare per il nostro paese, e anche i benefici economici sono molto dubbi. L’unico beneficio realistico è su piano ecologico: adottando l’energia nucleare non inquineremmo in termini di CO2, sperando di trovare in futuro la tecnologia che ci permetta di smaltire le scorie che producono le centrali.

Preferisco

1.       non espormi al 0.16% di probabilità di avere un milione di morti

2.       confidare nella capacità di scalabilità dimostrata dalle fonti alternative

3.       tra non sapere come smaltire le scorie nucleari e non aver risolto il problema di affidabilità delle fonti rinnovabili preferisco affrontare il secondo: ha sicuramente più possibilità di soluzione dato il fatto che sul primo si è investito molto di più senza trovare una soluzione


#nucleare
2021-10-09




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Andrea Grimaldi

Head Of Customer Care